Va condannato per lite temeraria il cliente che propone contro il suo difensore un’azione di responsabilità professionale manifestamente infondata

La Corte di Cassazione, terza sezione civile, nella sentenza n. 14644/2016, ha confermato l’accoglimento della domanda riconvenzionale di un avvocato contro il suo cliente per danno all’immagine, condannando quest’ultimo per lite temeraria al risarcimento danni.
Nella fattispecie, il cliente aveva citato in giudizio l’avvocato chiedendo la condanna dello stesso al risarcimento del danno per responsabilità professionale, conseguente alla mancata reiterazione, da parte del professionista, della richiesta di costituzione di parte civile in un procedimento penale dinanzi alla Pretura, costituzione che era stata dichiarata inammissibile.
Tuttavia, in sede d’appello la domanda riconvenzionale ex art. 96 c.p.c., c.1 (ossia la richiesta di condanna per lite temeraria), proposta dall’avvocato per ottenere il risarcimento del danno all’immagine, veniva accolta, mentre quella del cliente veniva rigettata come era avvenuto in primo grado.
La Corte d’Appello, concordando con il Tribunale, aveva infatti escluso la sussistenza del nesso causale tra la condotta del professionista e i danni che sarebbero asseritamente derivati alla parte lesa dalla impossibilità di agire, in sede penale, per il loro risarcimento stante la possibilità, per la parte lesa dal reato, di ottenere il medesimo risultato attraverso l’esperimento dell’azione risarcitoria dinanzi al giudice civile.
La Corte territoriale ha quindi ritenuto l’azione proposta dal cliente non solo una lite temeraria, ma anche fonte di danni per il professionista e, pertanto, ha accolto la domanda riconvenzionale del professionista.
La decisione è stata confermata anche dalla Corte di Cassazione, che ha nuovamente rigettato la domanda del cliente, poiché, affinché il cliente possa ottenere la condanna del legale per responsabilità professionale, è necessario che sussista un pregiudizio concretamente subito dall’assistito, affinché dall’errore del professionista consegua l’obbligo di risarcire il danno al proprio cliente.
L’inammissibilità della costituzione di parte civile, infatti, non gli impediva in alcun modo di introdurre un autonomo giudizio civile ed inoltre la definitiva assoluzione dell’imputato escludeva la configurabilità di un danno correlato alla responsabilità penale di questi.
L’avvocato citato in giudizio, invece, ha subito un discredito professionale a causa della proposizione di un’azione risarcitoria per responsabilità professionale manifestamente infondata, quanto meno per la conoscibilità di essa nel suo ambito professionale, che è quello del Foro, dei giudici e del personale amministrativo con i quali egli si trova ad operare abitualmente, e che giustifica una condanna per lite temeraria ex art. 96 c.p.c., primo comma.