Nel contratto di locazione, in tema di ripartizione spese condominiali, è il proprietario che deve pagare e non l’inquilino

Spetta al proprietario dell’immobile locato l’onere di pagare le spese, a prescindere dagli eventuali accordi che possano essere intercorsi tra le parti e formalizzati nel contratto di affitto con riguardo alla ripartizione spese condominiali.

Di conseguenza, il condominio che proponga azione giudiziaria per il recupero della morosità delle spese condominiali deve rivolgersi sempre al locatore e non all’inquilino.

È quanto stabilito dalla terza sezione del Tribunale di Bari nella sentenza n. 1355/2016, con la quale ha accolto l’opposizione a decreto ingiuntivo del conduttore di un appartamento al quale il condominio aveva notificato il provvedimento chiedendo il pagamento di una serie di spese condominiali.

L’uomo riteneva che, non essendo il proprietario dell’immobile, non era tenuto ad accollarsi alcun onere poiché, secondo le regole di ripartizione spese condominiali, queste spettano al locatario.

E il giudice gli ha dato ragione. È pacifico, infatti, che il conduttore non è titolare di alcun diritto reale sull’immobile, mentre ad essere “legittimato passivamente al pagamento degli oneri è solo il soggetto titolare di un diritto reale sullo stesso al momento dell’ingiunzione”.

A nulla rileva il fatto che l’inquilino non rispetti gli accordi con il proprietario in tema di ripartizione spese condominiali e non versa all’amministratore le quote concordate con il padrone di casa.

Pertanto, il decreto ingiuntivo va notificato soltanto nei confronti del proprietario, il quale potrà eventualmente agire in rivalsa contro l’inquilino sulla base degli accordi intercorsi fra di loro.

Tali accordi, infatti, hanno effetti soltanto tra le parti, mentre tenuto a pagare è “esclusivamente il proprietario dell’unità immobiliare”.

In tal senso si è espressa più volte anche la Cassazione che ha più volte affermato che “in materia condominiale non trova applicazione il principio dell’apparenza del diritto, strumentale ad esigenze dell’affidamento del terzo di buona fede, in quanto non sussiste una relazione di terzietà tra condominio e condomino“.