In tema di affido condiviso, il Tribunale per i Minorenni di Milano si è discostato dalla recente posizione della Cassazione che aveva sposato il criterio della cosiddetta maternal preference

 

Con Decreto del 19 ottobre 2016 il Tribunale per i Minorenni di Milano, chiamato a pronunciarsi i materia di affido condiviso, ha mosso le distanze dalla sentenza della Cassazione del 14 settembre 2016, n. 18087, che aveva sancito il principio della maternal preference, ossia il principio che privilegia la madre in relazione al collocamento dei figli minori in età prescolare.

Nel caso specifico, Il Tribunale per i Minorenni aveva affidato la figlia minore di una coppia al Servizio Sociale del Comune di Milano e collocato la stessa, in modo prevalente, presso il padre, regolando i rapporti con la madre. Quest’ultima aveva chiesto di poter spostare il collocamento prevalente della figlia presso di sé ed il padre non si era opposto, purché ciò avvenisse al termine dell’anno scolastico.

La bambina era stata ascoltata e si era dimostrata attaccata a entrambi i genitori pur manifestando una fragilità preoccupante, derivante dalla difficile situazione familiare.

La relazione del Servizio Sociale aveva dipinto la madre come soggetto non affidabile, in parte per le oscillazioni di umore, per le invettive contro gli operatori del Servizio, per la sua incapacità di ascoltare anche la più semplice comunicazione, e infine per l’ambiente familiare della ricorrente.

La donna, che aveva avuto un altro bambino, viveva una situazione poco definita e a tratti anomala. Dichiarava di abitare da sola con il suo nuovo figlio, ma non era chiaro se il padre di quest’ultimo fosse ancora nel nucleo familiare.

La figura del padre, al contrario, era stata valutata in maniera positiva. Dimostrando maturità nell’esercitare la responsabilità genitoriale, egli non aveva contrastato il desiderio della madre di tenere con sé la figlia ma aveva correttamente evidenziato l’importanza che un cambio di residenza avvenisse con modalità e tempi che tutelassero il prevalente e superiore interesse della figlia minore.

In pratica, il padre ha dimostrato di essere centrato sull’effettivo interesse della bambina, rispettando il diritto di accesso della madre alla figlia.

Il tribunale milanese si distacca dalla recente sentenza della Cassazione n. 18087 del 14 settembre 2016 e stabilisce quindi che, in caso di conflitto genitoriale sul prevalente collocamento dei figli, il criterio “guida” è il superiore interesse del minore e non può di certo trovare applicazione il principio della maternal preference, richiamato appunto dalla Cassazione.

Tale criterio interpretativo non è previsto dagli articoli 337 ter e seg. del codice civile ed è in contrasto con la stessa ratio ispiratrice della Legge 54 del 2006 sull’affido condiviso.

Anche a livello di diritto internazionale, il principio di piena bigenitorialità e quello di parità genitoriale hanno condotto, in ambito di affido condiviso, all’abbandono del criterio della maternal preference per favorire quello del gender neutral child custody, che si basa sulla neutralità del genitore affidatario, che può dunque essere sia il padre, sia la madre, in base al solo preminente interesse del minore.

In definitiva non è solo il genere a determinare una preferenza per l’uno o l’altro ramo genitoriale.