Separazione coniugi: la casa coniugale concessa in comodato dai suoceri può essere assegnata alla moglie alla quale sono affidati i figli

L’appartamento concesso in comodato dai suoceri non torna a loro dopo la domanda di separazione dalla moglie, poiché, essendo destinato a casa coniugale, rimane al coniuge assegnatario fino alla raggiunta indipendenza economica dei figli.

Lo ha disposto la Corte d’Appello di Napoli, seconda sezione civile, nella sentenza n. 3526/2015, confermando l’orientamento già espresso da numerosi Tribunali e dalla stessa Corte di Cassazione.

Nel caso di specie, i suoceri manifestavano formalmente alla nuora la volontà di far cessare con effetto immediato il comodato a suo tempo concesso alla coppia, chiedendo l’immediata restituzione e rilascio dell’abitazione, ritenendo che “dopo la fine del matrimonio l’occupazione diventa senza titolo e scatta la restituzione dell’immobile alla suocera o suocero“.

La nuora, contestando la domanda attorea, ha rilevato che, in sede di udienza presidenziale di separazione coniugi, il Tribunale le aveva assegnato la casa coniugale.

Per il Tribunale è apparso incontestato che l’immobile sia stato destinato a casa coniugale della nuora e dei figli ancora minorenni, sicché “è innegabile il vincolo di destinazione e del comodato di scopo attribuito all’appartamento. La sua ragione va invero rinvenuta nel consentire al nucleo familiare di trovare conforto in un cespite idoneo ad allevare la prole fintanto che essa non avesse raggiunto l’indipendenza economica“.

Non essendo ancora indipendenti i figli della convenuta, non può dirsi ancora venuta del tutto meno quella condizione che aveva consigliato l’attribuzione della casa coniugale alla donna.

La Corte d’Appello ha condiviso tale impostazione, ritenendo, dunque, l’appello infondato, stante i principi in materia dettati dalla sentenza n. 20448/2014 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.

Tra l’altro, solo in appello l’anziana donna ha affermato che è sopravvenuto un urgente bisogno dell’appartamento, in quanto dovrà lasciare la casa attualmente occupata, come da richiesta del figlio (lettera raccomandata intervenuta addirittura dopo la sentenza appellata).

Per i giudici, questa nuovo motivo è tuttavia irrilevante poiché non è sufficiente la necessità di abitare l’immobile, dovendosi dare conto, altresì, della contemporanea sussistenza di necessità economiche.

 

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