Quando lo Stato paga per il coniuge in stato di bisogno che non riceve l’assegno di mantenimento per sé o per i figli a causa del coniuge inadempiente

La legge n. 208 del 28 dicembre 2015 (Legge di stabilità 2016) ha istituito, in via sperimentale, il Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno.

Tale legge prevede che il coniuge in stato di bisogno che non è in grado di provvedere al mantenimento proprio e dei figli minori e/o maggiorenni portatori di handicap grave, conviventi, qualora non abbia ricevuto l’assegno determinato di mantenimento per inadempienza del coniuge che vi era tenuto, può rivolgere istanza da depositare nella cancelleria del tribunale del luogo ove ha residenza, per l’anticipazione di una somma non superiore all’importo dell’assegno medesimo.

Il presidente del tribunale o un giudice da lui delegato, ritenuti sussistenti i presupposti di legge, assumendo, ove occorra, informazioni, nei trenta giorni successivi al deposito dell’istanza, valuta l’ammissibilità della stessa e la trasmette al Ministero della giustizia ai fini della corresponsione della somma dovuta.

Il Ministero della Giustizia si rivarrà poi sul coniuge inadempiente per il recupero delle somme erogate.

Con decreto del Ministro della Giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono stati individuati i tribunali presso i quali avviare la sperimentazione del Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno, nonché la previsione delle modalità per la corresponsione delle somme e per la riassegnazione al Fondo delle somme recuperate. Attualmente i Tribunali nei quali è iniziata la sperimentazione sono quelli di: Ancora, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Caltanissetta, Campobasso, Catania, Catanzaro, Firenze, Genova, L’Aquila, Lecce, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Potenza, Reggio Calabria, Roma, Salerno, Sassari, Taranto, Torino, Trento, Trieste e Venezia.

 Può, quindi, accedere al Fondo per il coniuge in stato di bisogno esclusivamente il coniuge separato che:

  • sia convivente con figli minori o figli maggiorenni portatori di handicap grave;
  • non abbia ricevuto l’assegno periodico a titolo di mantenimento per inadempienza del coniuge che vi era tenuto;
  • abbia il proprio valore dell’indicatore ISEE o dell’ISEE corrente in corso di validità inferiore o uguale a euro 3.000,00;
  • abbia infruttuosamente esperito le procedure di recupero del credito nei confronti del coniuge inadempiente.

L’istanza di accesso al Fondo va redatta in conformità al modulo disponibile sul sito del Ministero della Giustizia e va depositata presso la cancelleria del tribunale competente.

Successivamente, il presidente del tribunale, o un giudice da lui delegato, nei trenta giorni successivi al deposito dell’istanza, ne valuta l’ammissibilità e la trasmette al Dipartimento per gli affari di giustizia del Ministero della giustizia sia nel caso in cui la ritenga ammissibile (ai fini della corresponsione della somma spettante), sia nel caso in cui la ritenga inammissibile (indicando, in tal caso le ragioni).

Il Fondo, sulla base del provvedimento adottato dal presidente del tribunale, provvede, alla scadenza di ogni trimestre, alla liquidazione delle istanze accolte, nei limiti delle risorse finanziarie in dotazione al Fondo e secondo criteri di proporzionalità.

In ogni caso, all’avente diritto non può essere corrisposta, in relazione a ciascun rateo mensile dell’assegno di mantenimento, una somma eccedente la misura massima mensile dell’assegno sociale.