Il Tribunale di Milano ha ritenuto provata la sussistenza di una convivenza di fatto sulla base della dichiarazione anagrafica

La dichiarazione anagrafica è strumento privilegiato di prova e non anche elemento costitutivo della convivenza di fatto. È quanto si legge nell’ordinanza del 31 maggio 2016 del Tribunale di Milano emessa nell’ambito di un procedimento cautelare ex art. 700 c.p.c., promosso dalla madre del nascituro, concepito fuori dal matrimonio, al fine di accedere al materiale biologico del padre defunto, utilizzabile nell’istaurando giudizio per l’accertamento della paternità.

Il Tribunale di Milano, sez. IX Civile, con la suddetta ordinanza, ha osservato che il fatto stesso che i conviventi avessero avuto due figli è sintomo di un habitat familiare formatosi al di fuori di un vincolo matrimoniale.

La prova della convivenza di fatto si ricava, comunque, anche dal certificato anagrafico che attesta lo stato di famiglia nel periodo in cui si è realizzata la morte del convivente. Ciò è stabilito, oggi, dall’art. 1 della Legge n. 76 del 2016, in materia di “regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”.

Secondo la nuova normativa, “si intendono per «conviventi di fatto» due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile”.

In altri termini, il convivere è un “fatto” giuridicamente rilevante da cui discendono effetti giuridici ora oggetto di regolamentazione normativa. Tant’è che la dichiarazione anagrafica è richiesta dalla Legge 76 del 2016 “per l’accertamento della stabile convivenza”, quanto a dire per la verifica di uno dei requisiti costitutivi ma non anche per appurarne l’effettiva esistenza fattuale.

Ci si è domandati se la dichiarazione anagrafica abbia un’efficacia costitutiva o soltanto probatoria della convivenza. Per tale seconda ipotesi si è espresso, in modo condivisibile, il Tribunale milanese, il quale sottolinea che a tale dichiarazione la legge fa riferimento unicamente “per l’accertamento della stabile convivenza”.