Approvato il rito abbreviato anche nel diritto canonico e stabiliti nuovi motivi di scioglimento del matrimonio religioso

Dopo la riforma in campo civilistico, arriva anche nell’ambito del diritto canonico in materia di matrimonio religioso.

Il Pontefice, infatti, con le lettere «Mitis Iudex Dominus Iesus» e «Mitis et misericors Iesus», ha auspicato la gratuità delle procedure ed introdotto uno snellimento burocratico, attribuendo ai vescovi di ciascuna diocesi l’obbligo di istruire un procedimento più snello e veloce innanzi al tribunale ecclesiastico in composizione monocratica.

Al fine di promuovere il nuovo rito abbreviato, è necessario che sussistano due condizioni:

1) che il matrimonio sia “irreparabilmente fallito“;

2) che sia “impossibile ristabilire la convivenza coniugale“.

Finora per arrivare alla sentenza di nullità servivano due giudizi concordi, un primo grado e un appello. Se non c’è concordia e per i casi particolarmente complessi e controversi, si ricorre alla Rota Romana. Con la riforma, se il caso non presenta particolari difficoltà interpretative, sarà sufficiente la “certezza morale” raggiunta dal primo giudice.  Resterà possibile il ricorso in terzo grado per «nuove e gravi prove o argomenti» che dovranno essere prodotti entro trenta giorni.

La sentenza che dovesse stabilire la nullità diventerà immediatamente esecutiva al trascorrere del termine per l’appello.

Per le Chiese orientali sono previste norme particolari, in virtù del peculiare ordinamento ecclesiale e disciplinare. In tema di matrimoni religiosi misti, in cui uno dei coniugi sia cattolico e l’altro ortodosso, non si dovrà più attendere la duplice conformità del giudicato.

Ai classici motivi per cui il tribunale ecclesiastico poteva sciogliere i coniugi dai reciproci diritti e doveri, saranno aggiunti, tra gli altri, anche la mancanza di fede, la brevità della convivenza coniugale, il procurato aborto o l’occultamento doloso della sterilità.

 

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