La Cassazione conferma l’orientamento secondo cui un ex coniuge autosufficiente non ha diritto al mantenimento

L’orientamento più volte espresso negli ultimi tempi dalla Corte di Cassazione è stato ribadito con la recente sentenza numero 20525/2017, con la quale i giudici di legittimità hanno confermato che un ex coniuge autosufficiente non ha diritto a percepire l’assegno di mantenimento.

Nel caso specifico, era stato riconosciuto ad una donna, in entrambi i gradi di giudizio, il versamento dell’assegno divorzile da parte dell’ex marito facoltoso.

Per i giudici del merito, infatti, andava data rilevanza preminente alla circostanza che tra la situazione reddituale e patrimoniale dell’uomo e quella della donna esisteva una forte sproporzione e che solo con un contributo da parte del marito, la donna avrebbe potuto mantenere il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.

Per la Cassazione, invece, gli aspetti ai quali dare rilevanza per stabilire se la ex moglie ha diritto al mantenimento sono altri. I giudici, infatti, avrebbero dovuto considerare che la donna è una professoressa, che ha compiuto diversi investimenti immobiliari dei quali gode i frutti ed ha un’abitazione di proprietà. Tutte circostanze che mettono in discussione l’esistenza delle condizioni per l’assegno di mantenimento, essendo l’ex coniuge autosufficiente economicamente.

Tra l’altro, di recente, la stessa Suprema Corte ha stabilito che il giudice del divorzio, in relazione alla statuizione sull’assegno di mantenimento, dovrà tener conto del “principio di autoresponsabilità” economica di ciascuno degli ex coniugi, riferendosi soltanto alla loro indipendenza o autosufficienza economica.

L’esclusivo parametro per il giudizio d’inadeguatezza dei redditi o dell’impossibilità oggettiva di procurarseli, quindi, è quello dell’indipendenza economica del richiedente, non rilevando più quello che era il tenore di vita in costanza di matrimonio.

L’autosufficienza può essere desunta dal possesso di redditi di qualsiasi specie, di cespiti patrimoniali mobiliari e immobiliari, della disponibilità di una casa di abitazione e della capacità e possibilità effettive di lavoro personale.

Ciò è stato messo nero su bianco dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 11504 depositata il 10 maggio 2017, mutando rivoluzionariamente il proprio orientamento in materia di assegno divorzile.

Con una svolta epocale, infatti, la Corte lega il diritto al mantenimento nel divorzio al presupposto della non autosufficienza economica del coniuge più debole, ritenendo non più attuale, nell’ambito dei mutamenti economico-sociali, il riferimento alla continuazione del tenore di vita goduto durante il matrimonio.