Nessun assegno di mantenimento dello se dopo la separazione la famiglia ha subito un impoverimento

Il Tribunale di Velletri, con la sentenza n. 931/2016 del 14 marzo scorso, ha affermato l’importante principio secondo cui il parametro del mantenimento dello stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio è soltanto tendenziale e, pertanto, l’assegno di mantenimento non può essere riconosciuto se la separazione ha ridotto il tenore di vita della famiglia.

Con tale decisione il Tribunale ha rigettato la richiesta di una donna volta a ottenere l’assegno di divorzio dall’ex marito con la motivazione che quando due coniugi si separano si determina un progressivo aumento dei costi per entrambi e, dunque, un impoverimento generale della famiglia.

Nel caso di specie, la separazione aveva di fatto modificato le condizioni economiche dei due coniugi, aumentando le spese di entrambi. Per di più, lei aveva intrapreso un’attività imprenditoriale che le procurava un certo reddito annuo, oltre ad essere assegnataria della casa. Tutti fattori che hanno avuto il loro peso sul mancato riconoscimento dell’assegno a favore della donna.

Determinante è senz’altro l’impatto della separazione sull’economia familiare.

Sul punto, infatti, il Tribunale ha affermato che è vero che l’assegno di divorzio ex art. 5 della l. n. 898/1978, ha natura assistenziale e va corrisposto quando l’altro coniuge non ha i mezzi adeguati per mantenere il pregresso tenore di vita o in ogni caso non può procurarseli per ragioni oggettive e che il giudice, verificando le condizioni economiche delle parti, deve determinare il contributo in misura tale da assicurare al coniuge il medesimo tenore di vita di cui godeva in costanza di matrimonio. Ma è altrettanto vero che tale parametro è da intendere quale obiettivo tendenziale, nei limiti consentiti dalla situazione economica del coniuge obbligato e in modo compatibile con la normale contrazione delle disponibilità familiari consequenziale alla cessazione del matrimonio.

Ciò in conformità ai principi sanciti anche dalla Corte di Cassazione, che ha avuto modo di affermare (cfr. Cass., sentenza n. 17199/2013) che la separazione impoverisce i membri della famiglia, affettivamente ed economicamente, impattando sulla “macroeconomia domestica familiare” con la conseguenza che il diverso declinarsi delle due vite da single degli ex coniugi in due “microeconomie personali” non può certo consentire le sinergie e i risparmi prima possibili.

Niente contributo, quindi, per la donna che dovrà provvedere a se stessa autonomamente.

 

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