Se il padre non mantiene i figli rischia il carcere senza condizionale, poiché non è necessario un preventivo accertamento sulla sua possibilità di adempiere

La sesta sezione penale della Cassazione, nella sentenza n. 52730/2017, è tornata a pronunciarsi sul tema del padre non mantiene i figli, respingendo il ricorso di un condannato a 4 mesi di reclusione e 400 euro di multa ex art. 570 c.p. (Violazione degli obblighi di assistenza familiare).

In sede di appello era stato stabilito che l’imputato potesse beneficiare della sospensione condizionale della pena, solo se avesse integralmente corrisposto le somme dovute a titolo di mantenimento entro tre mesi dal passaggio in giudicato della sentenza.

Secondo la difesa, tuttavia, il giudice a quo avrebbe omesso una preventiva e motivata verifica, sia pure sommaria, delle condizioni economiche dell’uomo e, dunque, della sua concreta possibilità di sopportare l’onere del risarcimento pecuniario.

Per la Cassazione, invece, il giudice che subordina la concessione della sospensione condizionale della pena alla restituzione integrale delle somme dovute (ex art. 165 c.p.) non è tenuto a una preventiva verifica delle condizioni economiche dell’obbligato, a meno che non emergano indici della sua difficoltà ad adempiere o questi siano forniti dall’interessato.

L’art. 165 c.p. (come modificato dalla L. 145/2004), infatti, non subordina la concessione della sospensione condizionale condizionata al risarcimento del danno a un preventivo accertamento del giudice di merito sulle condizioni economiche del prevenuto, pur risultando comunque imprescindibile in alcune situazioni.

Il giudice, chiarisce il Collegio, sarà tenuto all’accertamento se dall’incartamento processuale e, a maggior ragione, dalle stesse deduzioni e/o produzioni documentali dell’interessato, emerge una situazione di impossibilità o di rilevante difficoltà all’adempimento pecuniario

Nel caso di specie, il ricorrente, in appello, aveva eccepito la mancata concessione della sospensione condizionale condizionata al risarcimento del danno, non in relazione alla sua incapacità economica, ma solo perché, a suo dire, avrebbero dovuto essere sette e non dieci le mensilità dovute a titolo risarcitorio.

In conclusione, poiché l’imputato non aveva sottoposto al giudice d’appello una questione di impossibilità assoluta ad adempiere l’obbligazione ex art. 165, comma 1 c.p., la Corte territoriale, in assenza di evidenze in tal senso, non era tenuta ad operare alcuna preventiva verifica sulla capacità economica del prevenuto. Il ricorso è stato quindi respinto.