Nessun rimborso dei prestiti elargiti durante il rapporto è dovuto alla fine di una convivenza.

Il convivente non ha diritto alla restituzione dei prestiti versati al proprio compagno durante la convivenza, poiché tali esborsi rappresentano l’adempimento di un’obbligazione naturale, in quanto espressione della solidarietà tra due persone unite da un legame stabile e duraturo, a condizione che siano rispettati i principi di proporzionalità e di adeguatezza.

È quanto ha ritenuto la XIII sezione civile del Tribunale di Milano nella sentenza n. 11850/2015 del 22 ottobre 2015.

Nel caso specifico, un uomo aveva promosso ricorso confronti dell’ex convivente, chiedendone la condanna al pagamento della somma di euro 18.896,55, corrispondente alla quota del 50% di competenza per canoni di locazione da lui interamente pagati, e di quella di euro 13.824,76, a titolo di rimborso della quota di pertinenza relativa alle spese di ristrutturazione dell’immobile da lui sostenute.

Di contro, la compagna ha chiesto accertarsi il suo credito e il diritto al rimborso delle spese da lei sostenute, come quelle relative al vitto e all’acquisto del frigorifero, di due televisori, della cucina e dell’impianto di condizionamento di cui il compagno aveva goduto nella loro abitazione.

Il Tribunale ha fatto proprio il principio di diritto affermato dalla Corte di Cassazione, secondo cui le unioni civili, quali formazioni sociali che presentano significative analogie con la famiglia formatasi nell’ambito di un legame matrimoniale e che assumono rilievo ai sensi dell’art. 2 Cost., sono caratterizzate da doveri di natura morale e sociale di ciascun convivente nei confronti dell’altro, che si esprimono anche nei rapporti di natura patrimoniale.

Il Tribunale ha quindi deciso che, poiché entrambi i conviventi hanno contribuito in misura adeguata e sostanzialmente proporzionale alla conduzione della famiglia, ciascuno facendosi carico di spese diverse e senza che alcuno di essi avesse avanzato richieste patrimoniali nei confronti dell’altro in corso di rapporto, deve ritenersi che il contributo di ciascuno costruisca adempimento dei doveri sociali e morali nei confronti dell’altro, che esprime la solidarietà fra persone unite da un legame intenso e duraturo.

Pertanto, è stata respinta la richiesta di entrambi i conviventi alla restituzione delle somme disposte a favore dell’altro effettuate nel corso del rapporto.

 

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