Autorizzata in Italia la trascrizione di un provvedimento in materia di adozione coppie gay

In merito all’argomento adozione coppie gay, la Corte d’Appello di Milano, interrogata sulla trascrivibilità in Italia di un provvedimento spagnolo di adozione di una bimba da parte della ex moglie della madre biologica, ha stabilito il pieno riconoscimento di tale provvedimento, attesa la sua non contrarietà all’ordine pubblico.

IL CASO – Due donne, entrambe di cittadinanza italiana, sposatesi nel 2009 e residenti nelle isole Canarie, nel 2003 avevano messo alla luce una bambina, che però risultava essere figlia solo della madre biologica proprio per l’assenza, al tempo, di un’apposita legge a protezione delle famiglie omogenitoriali.

Successivamente, nel 2010 le due coniugi chiedevano ed ottenevano dal Tribunale di prima istanza spagnolo l’adozione piena della bambina da parte della co-madre, con conseguente attribuzione della piena responsabilità genitoriale in capo a quest’ultima. Nel 2012 decidevano però di separarsi e divorziare, procedendo dunque alla stesura di un articolato accordo di separazione, contenente anche le condizioni per il mantenimento e l’affidamento condiviso della figlia, accordo che con apposita ordinanza del 25 febbraio 2013 veniva omologato dal giudice spagnolo.

Onde ottenere pieno effetto in Italia a tale regolamentazione, la co-madre si è subito rivolta al Tribunale per i Minorenni di Milano, che però rigettava la domanda, e successivamente, quando la co-madre ha chiesto all’ufficio dello stato civile la trascrizione del provvedimento spagnolo, le è stato negato poiché, secondo l’ufficio, la richiedente “per il nostro ordinamento non risulta essere coniuge della madre dell’adottata”.

 A questo punto la donna si è rivolta alla Corte d’Appello di Milano, competente per il riconoscimento di sentenze e provvedimenti stranieri, chiedendo il riconoscimento e dunque la trascrizione sia dell’ordinanza spagnola di adozione, sia dell’atto di matrimonio e di quello di divorzio, sia infine dell’accordo regolatore della separazione. La moglie si è costituita senza contestare alcuna delle richieste della ricorrente.

È stata, quindi, ritenuta meritevole, in tema di adozione coppie gay, di accoglimento la domanda di riconoscimento e trascrizione dell’ordinanza di adozione della co-madre, che avrà dunque nel nostro ordinamento effetto legittimante al pari di quello prodotto nell’ordinamento spagnolo, in ossequio alle varie sentenze della Corte di Cassazione e della Corte europea dei diritti umani che hanno riconosciuto la piena dignità giuridica delle famiglie omogenitoriali.

La Suprema Corte ha ritenuto che tale riconoscimento non comporta alcuna contrarietà all’ordine pubblico internazionale ma, anzi, aggiunge diritti e possibilità alla bambina, soprattutto in materia alimentare, preservando altresì ogni legame con la madre biologica.

IL DIBATTITO POLITICO – Ancora una volta la giurisprudenza ha quindi segnato il passo ad un legislatore lento e titubante.

Mentre la politica, infatti, ha bocciato tra tante polemiche la c.d. “stepchild adoption”, noncurante di una realtà già esistente nel paese e delle conseguenze che tale scelta potrà avere su numerosi minori, la giurisprudenza dimostra di essere “più avanti” e più attenta alle esigenze di una società che si evolve.

La sentenza resa dalla Corte d’Appello di Milano in data 16 ottobre 2015 rischia quindi di mischiare nuovamente le carte presenti sulla tavola del dibattito politico, mettendo ancora una volta in discussione la stessa opportunità, sentita da molti politici, di non andare oltre la stepchild adoption.

Peccato che il legislatore abbia perso, almeno per il momento, l’opportunità di recepire questo precetto elementare riconosciuto dalla Corte milanese. È un dato di fatto, però, che il diritto del minore al rispetto della propria vita familiare non può essere soggetto alle vicissitudini e ai compromessi della politica, ma risulta protetto dallo scudo della necessità costituzionale.

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