In caso di separazione consensuale, il consenso va manifestato anche in udienza presidenziale altrimenti il ricorso è improcedibile

La Corte d’Appello di Catania ha affermato che il consenso alla separazione consensuale va reiterato dai coniugi in sede di udienza presidenziale, pena l’improcedibilità del ricorso.

Tale decisione, in totale disaccordo con l’interpretazione precedentemente espressa dal Giudice di primo grado, riguarda il caso di una donna che, dapprima d’accordo col marito per una separazione consensuale, ha poi ritrattato il proprio consenso in sede di udienza presidenziale poiché riteneva che l’accordo non fosse conforme all’interesse del figlio minore della coppia.

Il Giudice di primo grado, in adesione all’orientamento espresso dalla Cassazione con la sentenza n. 10932/2008, procedeva ugualmente all’omologa dell’accordo separativo, ritenendo che non fosse più ritrattabile.

Proposto, quindi, il reclamo da parte della donna avverso il decreto di omologa, la Corte d’Appello territoriale annullava il decreto, poiché emesso in assenza di una condizione di procedibilità del procedimento, ossia il consenso alla separazione consensuale da parte di entrambi i coniugi, affermando che: “Non si può parlare di revoca del consenso ma di consenso non prestato nei termini e nelle forme previsti dalla legge e, di conseguenza, nessun negozio giuridico può considerarsi validamente stipulato tra le parti”.

Secondo l’organo giudicante, il momento in cui avviene la formale dichiarazione di consenso non è nel deposito del ricorso introduttivo del giudizio, bensì nell’udienza di comparizione davanti al Presidente. Ed individua nel verbale d’udienza la forma attraverso la quale il consenso deve manifestarsi.

Il ricorso è quindi un semplice atto di impulso processuale, prodromico alla vera e propria manifestazione del consenso, che si realizza in quell’atto pubblico che è il Verbale di comparizione dei coniugi dinanzi al Presidente.

 

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