Se il creditore desume che un coniuge agisce anche per conto dell’altro, moglie e marito sono entrambi obbligati

In data 8 settembre 2015 la Corte di Cassazione – Sezione lavoro ha sancito che il creditore, nel caso specifico una collaboratrice domestica, può pretendere il pagamento del suo credito da entrambi i coniugi anche se l’obbligazione è stata assunta formalmente solo dalla moglie.

Nel caso di specie, infatti, era sì la moglie che provvedeva a stabilire le direttive del servizio, ma rende anche il marito può ritenersi coobbligato, poiché era l’effettivo datore del danaro utilizzato per la corresponsione della retribuzione e, pertanto, poteva essere considerato dalla lavoratrice l’effettivo datore di lavoro.

In tema di rapporti patrimoniali tra marito e moglie, infatti, non sussiste vincolo di solidarietà per le obbligazioni assunte da uno di essi per soddisfare i bisogni familiari (pur in presenza di un regime di comunione legale), eccezione fatta per il principio di affidamento del creditore che abbia ragionevolmente confidato nell’apparente realtà giuridica, desumibile dallo stato di fatto, che il coniuge contraente agisse anche in nome e per conto dell’altro.

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