Il datore di lavoro non può disporre un licenziamento per scarso rendimento senza aver dimostrato lo standard produttivo inizialmente concordato

La Sezione Lavoro della Corte di Cassazione, nella sentenza del 19 settembre 2016, n. 18317, ha osservato che il datore di lavoro, in caso di licenziamento per scarso rendimento, è tenuto a dimostrare il mancato conseguimento del risultato (o la sua esigibilità), oltre all’inadempimento degli obblighi contrattuali da parte del dipendente.

Nella fattispecie in oggetto, la società ricorrente non ha specificato quale fosse lo standard produttivo inizialmente concordato con il lavoratore, né ha provato quale fosse il grado di efficienza dei colleghi dello stesso; non ha nemmeno dimostrato che l’asserita contrazione delle vendite fosse  imputabile all’asserita violazione degli obblighi contrattuali da parte del dipendente, ed infine, non ha fornito la prova della crisi aziendale, della contrazione delle vendite o dell’aumento dei costi gestionali.

Nella vicenda in esame, il Tribunale aveva infatti già dichiarato illegittimo il licenziamento disposto dalla società ricorrente nei confronti del direttore di una filiale, condannandola a riassumere il dipendente o, in alternativa, a pagargli un’indennità pari a cinque mensilità dell’ultima retribuzione. Anche la Corte d’Appello territorialmente competente, ha confermato la declaratoria di illegittimità del licenziamento per scarso rendimento, condannando la società a reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro, con corresponsione delle retribuzioni dalla data del recesso fino a quella della reintegra.

Inoltre, dalle prove ammesse in giudizio è emerso che la sede presso cui lavorava il ricorrente era un’unità aziendale priva di autonomia strutturale e funzionale, non avendo una propria contabilità ed autonomia, bensì dipendendo dalla sede centrale. Pertanto, ciò escludeva, secondo la sentenza impugnata, che le unità assegnate alla filiale potessero essere sommate, ai fini della tutela applicabile, a quelle operanti presso la sede centrale.

Secondo la Cassazione, quindi, i giudici di merito avevano correttamente escluso la sussistenza dei motivi posti alla base del licenziamento per scarso rendimento ed ha, pertanto, respinto il ricorso, condannando la società al pagamento delle spese di giudizio.