Il licenziamento dovuto all’assenza del lavoratore al momento della visita fiscale è illegittimo se manca la prova dell’intenzionalità del lavoratore di sottrarsi all’accertamento

Con la sentenza n. 4695/2016, depositata il 10 marzo 2016, la sezione lavoro della Corte di Cassazione ha stabilito che non può subire la sanzione del licenziamento il lavoratore che risulta assente al momento della visita fiscale, a meno che non si dimostri l’intenzionalità del dipendente di voler evitare l’accertamento fiscale.

La Cassazione ha così ribaltato la decisione della competente Corte d’Appello che aveva stabilito che non è di per sé idoneo a giustificare il licenziamento il fatto di non aver trovato il lavoratore nel suo domicilio al momento della visita fiscale e che lo stesso non si fosse nemmeno presentato alla visita ambulatoriale il giorno successivo. Nel caso di specie, però, a tale evento si aggiungono quattro precedenti contestazioni, pertanto, sempre secondo la Corte d’Appello, la sanzione del licenziamento deve considerarsi proporzionata.

La Cassazione ha però ribaltato completamente tale impostazione, ricordando che la valutazione della gravità del fatto alla base del licenziamento deve essere operata tenendo conto degli aspetti concreti relativi alla natura e alla qualità del rapporto, al grado di affidabilità delle mansioni e alla posizione delle parti e, soprattutto, tenendo conto della portata soggettiva del fatto, relativa alle circostanze del suo verificarsi, ai motivi e all’intensità degli elementi intenzionale e colposo.

Senza dimenticare che la gravità dell’inadempimento va valutata adeguandosi alla regola della “non scarsa importanza”.

La Corte d’Appello, invece, non ha dato conto del perché la sanzione espulsiva andava considerata proporzionata all’entità dei fatti, non ha chiarito perché il ricorrente, dopo essere risultato assente alla visita fiscale, era tenuto a sottoporsi a nuova visita nel pomeriggio e, soprattutto, non ha spiegato se nella sua condotta fosse ravvisabile l’elemento intenzionale. Specie in considerazione degli equivoci tra domicilio/residenza del lavoratore che hanno connotato l’intera vicenda.

La legittimità del licenziamento, quindi, deve essere rivalutata.

 

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