È tenuto al risarcimento del danno chi non collabora in mediazione e costringe a fare causa

Ancora una volta il Tribunale di Milano si è dimostrato all’avanguardia con una pronuncia che costituisce un importante precedente giurisprudenziale in tema di mediazione e, nondimeno, di lite temeraria.

Il tribunale meneghino ha stabilito, infatti, con una sentenza dello scorso 21 luglio, che va condannato al risarcimento del danno chi non collabora allo svolgimento del procedimento di mediazione, anche se si tratta di una materia.

In questo caso il danno va quantificato nelle spese sostenute per la mediazione e per la relativa assistenza legale.

Pertanto, con la condanna, nel caso specifico, di un condominio per aver ostacolato lo svolgimento della mediazione, pare che il giudice abbia cercato di responsabilizzare le parti che, chiamate in mediazione, omettono di parteciparvi e, di conseguenza, spengono ogni possibilità di comporre la lite.

Veniamo, dunque, alla vicenda sottoposta all’esame del tribunale. Un condominio, inadempiente in merito al pagamento di fatture per il servizio di riscaldamento, veniva invitato in mediazione dalla ditta fornitrice al fine di pervenire ad una soluzione bonaria della lite.

Il condominio non partecipava al primo incontro, eccependo l’errata notifica della convocazione e comunicando di aver versato un acconto, mentre al secondo incontro, nuovamente convocato dall’organismo di mediazione, si limitava alla partecipazione “al solo scopo di non incorrere nelle sanzioni di legge“. Fallito, quindi, il tentativo di mediazione, la ditta fornitrice pagava quasi € 1.000,00 fra l’indennità di mediazione (versata all’organismo) e spese legali.

La ditta fornitrice, quindi, agiva giudizialmente nei confronti del condominio moroso e oltre a chiedere il pagamento delle fatture residue domandava il risarcimento per il maggior danno, ex art. 1224, comma 2, c.c., pari ai costi sostenuti per la procedura conciliativa, per essere “stato costretto a rivolgersi al legale per essere assistito nel procedimento di mediazione“.

Il giudice, dopo aver premesso che nel caso di specie la mediazione era facoltativa, riscontrava come tuttavia lo stesso era comunque opportuno, posto che “in caso di espletamento con successo, avrebbe consentito ad ambo le parti, incluso lo stesso debitore, di evitare i costi ed i tempi del giudizio, poi necessariamente incardinato a seguito della mancata collaborazione del condominio nella fase della mediazione e del pervicace inadempimento dello stesso“.

Il procedimento di mediazione era, dunque, “a beneficio dello stesso debitore, a tacere della deflazione del carico giudiziario” e in quanto “obiettivamente funzionale ad evitare il giudizio nell’interesse di entrambe le parti e del sistema giustizia – le relative spese sono – senz’altro causalmente inerenti il recupero del credito, da porre pertanto a carico del debitore“.

Pertanto, il condominio veniva condannato al pagamento del debito contratto nei confronti della ditta fornitrice, oltre che al risarcimento del danno ex artt. 1218 e 1224, 2° comma, c.c., per i costi sostenuti per il procedimento di mediazione.