Riconosciuto anche ai conviventi il diritto al risarcimento del danno da uccisione di un prossimo congiunto, a condizione che si dimostri la sussistenza di un legame affettivo equiparabile al rapporto coniugale

La III sezione civile della Corte di Cassazione, nella pronuncia del 16/06/2014, n. 13654, ha manifestato una nuova apertura in tema di diritti dei conviventi, riconoscendo che il risarcimento del danno da uccisione di un prossimo congiunto spetta non soltanto ai membri della famiglia legittima, bensì anche a quelli della c.d. famiglia naturale, a condizione che si dimostri la sussistenza di uno stabile e duraturo legame affettivo che, per la significativa comunanza di vita e di affetti, sia equiparabile al rapporto coniugale.

Ciò comporta che il danno non patrimoniale va risarcito pure in caso di mero rapporto affettivo, che tuttavia presenti i caratteri di serietà e stabilità, anche a prescindere dalla coabitazione.

Cosa succede, però, in caso di danno da fatto illecito in assenza di convivenza e quindi nell’ipotesi di un rapporto di fidanzamento preordinato al matrimonio? È ancora la Cassazione a chiarirlo, con la sentenza del 26/03/2015, n. 1011, stabilendo che in tale ipotesi il risarcimento del danno non patrimoniale trova fondamento nell’art. 29 della Costituzione, norma che tutela sia la famiglia intesa come società naturale fondata sul matrimonio, sia il diritto del singolo individuo a contrarre matrimonio e ad usufruire dei diritti-doveri reciproci inerenti le persone dei coniugi. Ciò premesso, ai fini della liquidazione del danno subito per la perdita del promesso sposo, o della promessa sposa, il danno non patrimoniale può essere liquidato parificando la condizione in esame a quella di un coniuge che non coabita con l’altro.

Più specificamente, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, nella sentenza n. 26972/2008, hanno ritenuto risarcibile il danno non patrimoniale interpretato nella sua più estesa accezione, ivi compreso il danno cosiddetto morale.

La Cassazione ha precisato anche che per aversi la lesione di un interesse a rilevanza costituzionale, la convivenza non deve intendersi solo nel senso di coabitazione, bensì quale “stabile legame tra due persone”, caratterizzato da durevole e rilevante comunanza di affetti.

Il fondamento risiede nell’art. 2 Cost., che attribuisce rilevanza costituzionale alla sfera relazionale della persona.

Chi chiede il risarcimento del danno non patrimoniale in conseguenza del decesso della persona a cui è legato da una relazione affettiva, ha l’onere di provare la sussistenza del rapporto e della sua stabilità. Il giudice dovrà invece accertare, sulla base delle circostanze della fattispecie e degli elementi forniti dalla parte, l’apprezzabilità della relazione affettiva.

Quanto al parametro del sistema risarcitorio da utilizzare da parte dei giudici di merito, la Corte di Cassazione nel corso degli anni si è orientata, di fatto, nel riconoscimento del sistema di liquidazione dei danni congegnato dai giudici del Tribunale di Milano, elevandolo a parametro equitativo di base per tutto il territorio nazionale.

Si rileva, in particolare, che il legislatore non ha ancora provveduto ad adottare, con legge, le tabelle di valutazione e liquidazione per il risarcimento del danno per lesioni di non lieve entità, nella materia del danno cagionato da sinistri stradali, come disposto all’art. 138 del codice delle assicurazioni.

La Corte di Cassazione ha, pertanto, tamponato le carenze normative, stabilendo che il giudice di merito è investito del compito di regolare il compenso equitativo alla peculiarità del caso concreto, tuttavia “equità non vuol dire arbitrio, perché quest’ultimo non scaturendo da un processo logico deduttivo, non potrebbe mai essere sorretto da adeguata motivazione”.

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