Quali sono i presupposti per il riconoscimento del danno da vacanza rovinata e cosa fare per chiedere il relativo risarcimento

Il danno da vacanza rovinata, rientrante nella categoria dei danni non patrimoniali, comporta il diritto del consumatore a richiedere, oltre al rimborso delle spese sostenute per far fronte ai disservizi, il risarcimento del danno cosiddetto “morale” derivante dall’inadempimento contrattuale o da servizi e prestazioni difformi da quanto promesso, ad esempio quando si verificano disservizi legati all’organizzazione del soggiorno, del mezzo di trasporto o altre cause in grado di incidere sensibilmente sullo stato psicofisico del viaggiatore.

Anche la Corte di Cassazione ha più volte avuto modo di riconoscere «il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale da vacanza rovinata, purché sussista la gravità della lesione e la serietà del pregiudizio patito dall’istante, al fine di accertarne la compatibilità col principio di tolleranza delle lesioni minime».

Le norme che tutelano il  viaggiatore sono contenute decreto legislativo n. 79/2011, ossia il Codice del turismo.

Da tale normativa, ma anche dalle norme comunitarie e dalla giurisprudenza, si possono ricavare degli elementi comuni e definiti per poter inoltrare la richiesta di risarcimento del danno da vacanza rovinata, come ad esempio una mancata corrispondenza tra la descrizione della struttura ricettiva e la realtà, spostamenti inaspettati della partenza, lavori di ristrutturazione che creano disagio durante il soggiorno, indisponibilità dei servizi garantiti, un overbooking che comporti il cambio della destinazione o della struttura alberghiera oppure del volo aereo, ecc.

Il turista è tenuto a richiedere il risarcimento dei danni morali conseguenti allo stress da vacanza rovinata all’organizzatore del viaggio; quest’ultimo può eventualmente rivalersi sui prestatori dei servizi da lui proposti al cliente.

Il giudice territorialmente competente è quello di residenza del consumatore, mentre, in base al valore della controversia, ci si rivolgerà al Giudice di Pace se la richiesta di risarcimento non supera i 5.000 euro, mentre spetterà al Tribunale ordinario decidere cause di valore superiore a tale cifra.

Il diritto al risarcimento del danno da vacanza rovinata si prescrive in tre anni dalla data di rientro dal viaggio, ai sensi dell’articolo 44 del Codice del Turismo.

Fanno eccezione gli inadempimenti inerenti i servizi di trasporto compresi nel pacchetto turistico, per i quali i tempi si comprimono su diciotto o dodici mesi secondo la regola di cui all’articolo 2951 del Codice civile.

Sempre meglio presentare tempestivamente il reclamo, anche durante il viaggio, per permettere all’organizzatore di porvi rimedio (articolo 49 del Codice del Turismo) o comunque nei dieci giorni dopo il rientro attraverso una raccomandata con ricevuta di ritorno.