La  Sezione Lavoro della Corte di Cassazione ribadisce l’orientamento secondo cui il danno da vaccinazione è risarcito se è provato il nesso causale tra la vaccinazione e l’autismo

La vicenda giudiziaria in questione ha visto come protagonista un minore di età affetto da autismo, rappresentato dalla madre in qualità di amministratrice di sostegno, che ha citato in giudizio il Ministero della Salute per vedersi riconoscere il diritto al risarcimento del danno da vaccinazione.

Il giudice di primo grado, così come la Corte d’Appello, non avevano ritenuto sussistente il nesso causale tra la stessa vaccinazione e l’autismo da cui il ricorrente risultava affetto, rigettando, quindi, l’istanza di indennizzo formulata ai sensi della L. n. 210/1992, nonché la domanda di risarcimento del danno da vaccinazione che il ricorrente deduceva di aver subito per effetto della vaccinazione contro il morbillo, la rosolia e la parotite, cui era stato sottoposto.

In Cassazione, quindi, il ricorrente lamentava che i consulenti tecnici di ufficio nominati nel corso del giudizio di primo grado si fossero limitati a negare il nesso vaccino/autismo, senza giustificare la decisione resa e senza fornire alcuna motivazione.

Il ricorrente denunciava altresì che la Corte d’Appello non avesse fornito, nella propria sentenza, una motivazione, escludendo l’esistenza di un errore in quella parte della sentenza che aveva sostenuto esserci unanime valutazione dei consulenti tecnici di ufficio circa l’esclusione, nella letteratura scientifica, di un nesso tra vaccinazioni e autismo.

La Sezione lavoro, nel respingere ambedue i motivi di ricorso, nella sentenza n° 12821 dell’11 luglio 2016, ha escluso la natura solo apparente della motivazione adottata dalla Corte d’Appello, la quale, invece, avrebbe dato conto delle competenze di ciascuno dei consulenti incaricati e dell’ampiezza dell’indagine svolta, caratterizzata dal concorso di distinte ma integrate professionalità, fra cui quella nel settore della neurologia, comprendente lo studio dei disturbi o sindromi dello spettro autistico.

Stessa conclusione è stata adottata con riferimento al secondo motivo, posto che la Corte, diversamente da quanto sostenuto dal ricorrente, aveva fatto oggetto di specifico e adeguato esame la questione della valutazione, da parte dei consulenti d’ufficio, della sussistenza di un nesso causale tra le vaccinazioni e l’insorgenza del disturbo, dando conto delle posizioni assunte dagli esperti, anche sulla base di dettagliati richiami ai loro elaborati.

Il ricorrente, con distinto ricorso, ha inoltre lamentato la violazione dell’art. 1, c. 1, L. 25 febbraio 1992, n. 210 posto che, con sentenza n. 107 del 2012, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di tale articolo, nella parte in cui non prevedeva il diritto ad un indennizzo, alle condizioni e nei modi stabiliti dalla medesima legge, nei confronti di coloro i quali avessero subito le conseguenze previste dallo stesso articolo 1, c. 1, a seguito di vaccinazione contro il morbillo, la parotite e la rosolia.

Nel respingere i ricorsi per tutti i motivi formulati, la Sezione Lavoro ha evidenziato che la Corte d’Appello aveva rigettato il gravame sulla base di due ragioni: a) la mancanza di obbligatorietà della vaccinazione in questione; b) l’insussistenza del nesso di causalità tra la vaccinazione e la menomazione dell’integrità psico-fisica del soggetto.

La Cassazione ha respinto, inoltre, la censura formulata nella parte della sentenza impugnata, laddove questa, dopo aver richiamato l’opinione del CTU, il quale aveva osservato come gli studi sulle persone autistiche avessero trovato anomalie in diverse strutture cerebrali e come tali dati indicassero, quale causa dell’autismo, un’interruzione nello sviluppo cerebrale in una fase precoce della vita intrauterina, rileva che “il suggerimento (e non la ritenuta necessità, come riferito dagli appellanti) dell’effettuazione di una consulenza specialistica in un Centro di neuropsichiatria infantile si rivela del tutto ultronea alla luce delle considerazioni sopra espresse circa l’origine causale della patologia”.