Deve escludersi la responsabilità medica per condotta omissiva quando le chances di salvezza sono inferiori e meno probabili rispetto a quelle di esito infausto

Il Tribunale di Palermo ha segnato un importante precedente, stabilendo che la responsabilità medica va esclusa se la condotta del medico si qualifica solo come una possibile concausa non determinante (e non prevalente rispetto ad altre) del decesso e quest’ultimo, ad esito della CTU, risulta più probabile rispetto alle possibilità di salvezza del paziente.

Nel caso specifico, gli attori eredi della defunta ritenevano che il medico del pronto soccorso avrebbe superficialmente visitato la loro congiunta di 72 anni, la quale accusava acuti dolori al torace ed era al tempo sottoposta a terapia anticoagulante, in seguito ad intervento chirurgico di protesi valvolare aortica e mitralica.

Secondo gli attori, il medico convenuto si sarebbe limitato a sottoporre a visita la paziente e, dopo averle auscultato il torace ed averle somministrato un antidolorifico, l’avrebbe dimessa ma, tuttavia, nel giro di poche ore, la donna sarebbe stata riaccompagnata al pronto soccorso, dove, su iniziativa del differente medico di turno, sarebbe stata sottoposta a TAC d’urgenza che evidenziava la dissecazione dell’aorta toracica. Quest’ultima è stata poi la causa del decesso, poche ore dopo.

Gli eredi hanno quindi ritenuto la condotta del medico del pronto soccorso inadempiente, in quanto avrebbe causato, o comunque agevolato, l’aggravarsi delle condizioni di salute della donna, culminate nell’evento morte.

Di diverso avviso il Tribunale che ha dichiarato infondata la domanda risarcitoria. Infatti, all’esito della Consulenza Tecnica d’Ufficio disposta in corso di giudizio, è risultato insussistente il nesso di causalità tra la condotta del medico ed il decesso.

Ciò in quanto “le chances di salvezza erano da considerarsi inferiori rispetto a quelle di esito infausto, che era più probabile (in misura percentuale superiore all’80%). Pertanto, non si concretizza responsabilità per debole relazione causale fra la condotta omissiva e il decesso, che sarebbe stato “più probabile che non” anche in caso di idoneo trattamento”.

La condotta del medico del pronto soccorso si inserisce quindi come una mera concausa “non determinante” per il prevalente apporto di altre concause puntualmente individuate dal CTU (età, quadro clinico già compromesso etc.). Pertanto, non può affermarsi che l’evento morte si sia avverato o sia stato facilitato per una causa imputabile al convenuto.