Sia nel caso di un cancro diagnosticato tardi o di un falso positivo, il paziente ha diritto a chiedere un risarcimento da errata diagnosi

Credere di avere un tumore che, in realtà, non c’è, oppure vivere tranquilli senza sapere che la malattia esiste ma non è stata riscontrata, comporta un danno fisico e psicologico che dà diritto ad un risarcimento da errata diagnosi di un tumore.

L’errata diagnosi può consistere nel fatto che i medici possono non vedere il cancro quando in realtà c’è (il falso negativo) il che comporta una diagnosi tardiva, oppure possono vederlo dove in realtà non c’è (il falso positivo).

Nel primo caso, il paziente rischia la morte; nel secondo, un importante danno psicologico. In entrambi i casi, è possibile chiedere un risarcimento da errata diagnosi.

In sintesi, si può parlare di errata diagnosi quando il medico:

  • omette di riconoscere, indagare, o identificare dei sintomi associati al cancro;
  • omette di eseguire i test diagnostici indicati da sintomi o fattori di rischio;
  • esegue degli esami per diagnosticare il tumore in modo erroneo o improprio;
  • non è in grado di leggere o interpretare correttamente i risultati dei test;
  • non segue le raccomandazioni mediche indicate dal laboratorio;
  • non consiglia al paziente uno specialista più qualificato;
  • non sottopone il paziente alle procedure adeguate alla sua patologia,
  • non fornisce il seguito adeguato per la valutazione del trattamento.

In ciascuno di questi casi il danno può essere grave, al punto da compromettere la sopravvivenza del paziente o di doverlo sottoporre a delle terapie tanto inutili quanto pesanti. Quindi, in entrambi i casi c’è il diritto ad un risarcimento da errata diagnosi.

La responsabilità è unica ed esclusiva del medico che ha sbagliato, ritardando, la diagnosi. Il paziente che vive nella paura di poter morire per questa diagnosi errata ha il diritto di chiedere il risarcimento del danno non patrimoniale al medico che ha sbagliato. Nella fattispecie, si tratta di un danno chiamato “perdita delle chance di guarigione”, la cui domanda di risarcimento può essere presentata anche dagli eredi del paziente se, malauguratamente, quella diagnosi ritardata portasse alla morte dello stesso.

Quando viene diagnosticato un tumore che, in realtà, non c’è (cosiddetto “falso positivo”), il paziente viene sottoposta a delle cure non necessarie e, talvolta, estremamente dannose, come un ciclo di chemioterapia. Per non parlare di interventi chirurgici drammatici (come può essere una mastectomia per una donna). Anche in questo caso è ovviamente possibile chiedere un risarcimento da errata diagnosi.