Nell’ipotesi di tamponamento a catena, la responsabilità è del conducente dell’ultimo veicolo o di ciascuno dei conducenti, a seconda che siano fermi o in movimento

Il tamponamento a catena è quel sinistro stradale che si realizza quando un veicolo con la sua parte anteriore urta la parte posteriore di un altro veicolo che lo precede in strada.

Normalmente, la responsabilità viene addebitata in capo al veicolo che ha dato luogo al tamponamento, poiché l’art. 141 del Codice della Strada afferma che “è obbligo del conducente regolare la velocità del veicolo in modo che avuto riguardo alle caratteristiche, allo stato ed al carico del veicolo stesso, alle caratteristiche e alle condizioni della strada e del traffico e ad ogni altra circostanza di qualsiasi natura, sia evitato ogni pericolo per la sicurezza delle persone e delle cose ed ogni altra causa di disordine per la circolazione“.

Alla luce di ciò, si presume che la colpa sia di chi provoca il tamponamento, a causa dell’inosservanza delle distanze di sicurezza che avrebbero consentito un adeguato spazio di frenatura e manovra, a meno che il tamponatore non dimostri che il sinistro si è verificato per causa a lui non imputabile (ad es. a causa di un comportamento abnorme della vettura tamponata).

Ancor più problematica per quanto riguarda l’individuazione del “colpevole” è quella del tamponamento a catena, che coinvolgono più di due autovetture.

Nell’ipotesi di tamponamento a catena fra veicoli fermi (ad esempio ad un semaforo o ad un ingorgo, ecc.) la giurisprudenza ha ritenuto che la responsabilità vada addebitata al conducente dell’ultimo veicolo, ossia a colui che, con la sua condotta, genera la prima collisione dalla quale promanano i successivi tamponamenti.

Le richieste risarcitorie andranno, pertanto, rivolte al veicolo che ha cagionato il primo tamponamento.

Nel caso in cui, però, il tamponamento a catena coinvolga autoveicoli in movimento, secondo la giurisprudenza più recente occorre fare riferimento all’art. 2054 c.c., comma 2, il quale sancisce che “nel caso di scontro tra veicoli si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subito dai singoli veicoli“.

Di conseguenza, opera la presunzione di colpa in forza della quale ogni conducente è responsabile nei confronti del veicolo che gli sta davanti, per i danni che questo abbia subito nella sua parte posteriore.

In questa seconda ipotesi di tamponamento a catena di veicoli in movimento, lo stesso articolo 2054 c.c. lascia salva la possibilità di fornire adeguata prova che dimostri l’assenza di responsabilità nella causazione del sinistro.

Tale prova consisterà nel dimostrare di aver fatto tutto il possibile, una volta tamponati, per evitare di tamponare il veicolo davanti, nei confronti del quale erano comunque rispettate le distanze di sicurezza.

Si pensi, ad esempio, al caso in cui si riesca a provare che l’urto con il veicolo anteriore non sia derivato dall’eccessiva vicinanza con lo stesso ma solo ed esclusivamente dall’eccessiva velocità del veicolo proveniente da tergo.

Va da sé che il primo veicolo della colonna (il quale viene tamponato, ma non tampona nessun altro) non avrà mai alcuna responsabilità.

Riguardo alla richiesta di risarcimento del danno, questa non andrà mai inoltrata alla propria compagnia di assicurazione (c.d. indennizzo diretto), tranne per quel che riguarda i terzi trasportati.

A seconda dei casi, occorrerà rivolgersi o al veicolo direttamente tamponante (in ipotesi di veicoli in movimento) o all’ultimo veicolo, che ha dato origine all’incidente complessivo (in ipotesi di veicoli incolonnati in sosta).