Alcuni debiti ereditari sono dovuti solo pro quota da ciascun erede, per altri sono obbligati in solido tra loro

Quando si parla di eredità non si intendono unicamente i beni da posseduti in vita dal defunto (c.d. de cuius), ma anche i debiti dello stesso, ossia i debiti ereditari.

Rientrano nella categoria dei beni ereditari, ad esempio, le imposte e altri debiti verso il fisco, le bollette non pagate, il mutuo, debiti dei confronti dell’INPS o prestiti non pagati e altresì i debiti nei confronti di Equitalia si trasmettono agli eredi.

Non rientrano fra i debiti ereditari, tuttavia, le eventuali sanzioni: gli eredi saranno, pertanto, tenuti al pagamento della sola somma capitale e dei relativi interessi.

L’art. 752 del Codice Civile stabilisce che “I coeredi contribuiscono tra loro al pagamento dei debiti e pesi ereditari in proporzione delle loro quote ereditarie, salvo che il testatore abbia altrimenti disposto“. Ciò significa che ciascun coerede deve rispondere dei debiti ereditari proporzionalmente alla quota di eredità di sua spettanza, a meno che il de cuius non abbia stabilito diversamente.

L’unico modo per non ereditare i debiti del defunto è quello di rinunciare all’eredità (art. 519 ss. Codice Civile) oppure di accettarla con beneficio di inventario (art. 490 ss. Codice Civile). In quest’ultimo caso, il beneficio di inventario permette di tenere separato il proprio patrimonio da quello del defunto, così da impedire ai creditori di aggredire i propri averi e di rivalersi soltanto su quanto ereditato.

In caso di tributi ( ad es. imposte sui redditi come Irpef, Ires, ecc.), però, gli eredi sono responsabili in solido e non per quota ereditaria, quindi l’erario ha la facoltà di richiedere a ciascuno di essi di pagare l’intero debito, salvo il diritto di rivalsa, pro quota, sugli altri eredi.

La solidarietà tra coeredi si ritiene sussistente anche per quanto riguarda l’imposta di successione, anche se trattasi di successione testamentaria anziché legittima.

Fanno eccezione alla regola della solidarietà anche IMU e TASI: gli eredi saranno tenuti al pagamento dei tributi per conto del defunto, fino alla data del decesso e per il periodo successivo, per conto proprio sulla base delle quote a loro riconosciute in caso di successione legittima, o indicate nel testamento in caso di successione testamentaria.

È importante tener presente che, alla morte del de cuius, agli eredi è richiesto di comunicare all’Agenzia delle Entrate territorialmente competente, in base alla sede del domicilio fiscale del defunto, direttamente o a mezzo raccomandata a/r, le proprie generalità e il proprio domicilio fiscale.

In caso di mancata comunicazione, gli uffici o il concessionario della riscossione (ad esempio Equitalia) potranno intestare l’atto al contribuente deceduto e notificarlo, legittimamente e validamente, presso l’ultimo domicilio delle stesso, nei confronti degli eredi collettivamente e impersonalmente.

Se, invece, gli eredi hanno effettuato la comunicazione, l’atto avente carattere tributario deve essere notificato personalmente e nominativamente agli eredi presso il loro domicilio fiscale.

Se non viene osservato il procedimento descritto, la notifica viene considerata insanabilmente nulla in quanto incide sul rapporto tributario, poiché relativo a un soggetto non più esistente (contribuente defunto).