In caso di compravendita di un immobile privo di concessione edilizia, il preliminare non è nullo

Recentemente la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sulla questione della validità del contratto preliminare avente ad oggetto la compravendita di un immobile privo della concessione edilizia.

Con l’ordinanza n. 31874 del 5 dicembre 2019, infatti, la Suprema Corte ha ribadito il principio per cui la sanzione della nullità prevista dall’art. 40 della Legge n. 47/1985, con riferimento alla compravendita di immobili privi di concessione edilizia, trova applicazione solo per i contratti con effetti traslativi (ossia di trasferimento della proprietà, quale è il contratto di compravendita) e non anche per i contratti ad effetti obbligatori (quelli con i quali ci si impegna a stipulare un contratto, come nel caso del preliminare di compravendita).

Già nel mese di novembre 2019, con l’ordinanza n. 29717, la Corte di Cassazione aveva avuto modo di specificare che la suddetta sanzione non trova applicazione al contratto preliminare di compravendita anche perché la stessa norma su citata, per gli immobili edificati prima del 1967, stabilisce che la concessione edilizia possa essere rilasciata anche dopo la stipula del contratto preliminare.

Inoltre, successivamente al contratto preliminare, può intervenire anche la concessione in sanatoria degli abusi edilizi commessi o essere prodotta la dichiarazione prevista dalla stessa norma (sempre ove si tratti di immobili costruiti anteriormente al 1° settembre 1967) ed il preliminare resta valido (in tal senso la Suprema Corte si era già espressa con la sentenza n. 10297/2017).

In conclusione, anche nel caso in cui il contratto preliminare di compravendita abbia ad oggetto un immobile privo della concessione edilizia, si ritiene costituito tra le parti un valido vincolo giuridico.